

207. Dalla solidariet nazionale al pentapartito.

Da: M.  L. Salvadori, Storia d'Italia e crisi di regime, Il
Mulino, Bologna, 1996.

Gli anni Settanta furono particolarmente intensi e drammatici, per
il delinearsi di nuovi equilibri politici, per l'imperversare del
terrorismo e per la grave tensione economico-sociale.
Determinante, sul piano dei rapporti politici, fu l'atteggiamento
del partito comunista, che, bench stesse acquisendo un crescente
peso elettorale, non punt ad una alternanza di governo, ma,
guidato dal segretario Enrico Berlinguer, scelse la strada del
compromesso storico con la democrazia cristiana. Quali furono le
ragioni e gli effetti di tale scelta? A questa domanda risponde
nel seguente passo lo storico Massimo Luigi Salvadori, compiendo
una breve ma lucida analisi di quel periodo cruciale della storia
politica italiana.


Fra il 1973 e il 1979 una parte della DC e il PCI misero in atto
un grande tentativo di dare una risposta convergente alla
devastante crisi in atto, che ormai minacciava direttamente la
tenuta della democrazia. In quel periodo tra democristiani e
comunisti uniti nel respingere l'assalto eversivo si cre un
legame sulla base di ci che non pare improprio definire come una
sorta di patriottismo delle istituzioni (si trattava per di un
legame indebolito dal fatto che nella DC non mancavano i
reazionari mascherati e nel PCI quanti, pur nella condanna
politica dell'estremismo eversivo rosso, sentivano nondimeno il
richiamo del vincolo di classe). Fu comunque allora che furono
poste le basi del consociativismo. Per coglierne il significato e
la funzione occorre ribadire un dato essenziale: che rimaneva
estranea all'orizzonte tanto della DC quanto del PCI la
prospettiva di una normalizzazione del sistema politico italiano
in senso occidentale, basata sull'alternanza al governo dei due
maggiori partiti, che la prima non desiderava per le esigenze
della continuit del proprio potere, il secondo non aveva scritta
nelle tavole della propria cultura politica e che il quadro
internazionale rendeva priva di concretezza.
Per avviare una simile normalizzazione sarebbe stato necessario
anzitutto che il PCI portasse a termine, in tempi rapidi e in modi
risolutivi, la propria trasformazione in un partito della
sinistra europea. Tuttavia il PCI non era pronto per un tale
passo: esso aveva in mente di far valere la propria forza in vista
di un compromesso storico tra le forze popolari cattoliche e
quelle del movimento operaio, di una grande coalizione di governo
tra DC, PCI e PSI, di un patto costituzionale in difesa della
democrazia minacciata e della introduzione nella societ italiana
di elementi di socialismo. Insomma, nell'orizzonte del PCI
berlingueriano - che nel 1976 col 34,4 per cento dei voti
raggiunse un eccezionale livello di consenso prodotto da un
bisogno inappagato di alternativa di governo cui esso non seppe
dare una risposta strategica - vi era non gi la prospettiva
dell'alternativa ma la via consociativa: non la seconda via (il
riformismo socialdemocratico) ma la terza via (una confusa e
contraddittoria mescolanza di aspirazione astratta al mutamento
rivoluzionario per via democratica e di disposizione alla
cogestione transitoria con la DC). Il consociativismo comunista
trov una sua sponda in quello democristiano impersonato da Moro,
il quale, consapevole del deterioramento del centro-sinistra,
insegu il coinvolgimento del PCI in un governo di cui la DC
restasse ancora una volta il perno.
Il Moro del dialogo con Berlinguer partiva dall'idea che per dare
stabilit al sistema politico e sociale occorresse rilanciare pi
in grande la strategia del centro-sinistra. Fallito il disegno
dell'inizio degli anni '60 di utilizzare il partito socialista per
isolare il partito comunista e ridurne il peso politico e sociale,
Moro ora puntava direttamente sul PCI. Dal canto loro i comunisti,
vedevano nel colloquio con Moro il possibile successo del
disegno non riuscito di Togliatti, che aveva dapprima invano
sperato di poter utilizzare il centro-sinistra e l'accesso dei
socialisti al governo come occasione per riannodare i rapporti tra
i grandi partiti popolari, riaggiornando cos il disegno della
democrazia progressiva, e solo in un secondo tempo si era
indotto ad una ferma opposizione.
La formula consociativa fece concretamente il suo cammino specie
durante il governo monocolore presieduto da Andreotti nel 1976-78,
nei cui confronti - sotto l'urgenza della minaccia terroristica -
il PCI tenne un atteggiamento di non sfiducia, e ancor pi con
la formazione del successivo governo monocolore (1978-79), sempre
guidato da Andreotti, detto di solidariet nazionale in
conseguenza dell'ingresso del PCI nella maggioranza parlamentare.
Gli ulteriori sviluppi di questa strategia, duramente avversata
dal governo statunitense e dalle forze conservatrici e di destra
interne, vennero bloccati dal rapimento e poi dall'uccisione di
Moro da parte delle brigate rosse, che non  certo impensabile che
fossero manovrate dai servizi segreti interni collegati con quelli
di una potenza esterna.
